Decreto Rinnovabili 2018: la bozza che non convince

Decreto Rinnovabili 2018: la bozza che non convince

Con la pubblicazione della bozza del decreto rinnovabili regolanti i possibili incentivi per il triennio 2018-2020 si sono raccolte le diverse opinioni di operatori di settore. Nonostante la promessa di un ritorno degli incentivi anche per la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici le critiche non mancano. Quali sono le novità e quali le critiche?

 

Il mercato delle rinnovabili, fotovoltaico in testa, la aspettava da tempo. Non solo, il ritardo nella pubblicazione era diventato un argomento di critica verso il MISE e il ministro Calenda, che dopo gli annunci sull’ambiziosa strategia SEN, non avevo fatto seguire le misure previste nel breve periodo per arrivare agli obiettivi.

Negli scorsi mesi le principali utility energetiche, fondi di investimento italiani ed esteri hanno annunciato l’intenzione a realizzare impianti fotovoltaici in market parity, ma la previsione di una manovra statale ha al contempo bloccato tali iniziative in attesa di capire la mole delle misure proposte.

 

Le misure previste nella bozza decreto rinnovabili 2018

Qualora venisse approvata l’attuale bozza del decreto rinnovabili 2018, sarebbero previste le seguenti misure per il fotovoltaico:

  • Incentivazione attraverso meccanismi d’asta per nuovi impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 20 kWp in regime di cessione totale (lo scambio sul posto non sarebbe cumulabile):
    • 0,11€/kWh per impianti con potenza tra 20 e 100 kWp
    • 0,09€/kWh per impianti con potenza 100 kWp e 1MW

 

Le critiche alla bozza del decreto rinnovabili 2018

Alla presentazione del decreto rinnovabili 2018 diverse critiche sono state sollevate da operatori e associazioni di settore. L’inaspettato ritorno degli incentivi ha suscitato perplessità nelle modalità e negli obiettivi perseguiti. In particolare:

  • L’accesso a meccanismi d’asta per piccoli e medi impianti invece di un accesso diretto riduce la sicurezza di un investimento per piccoli investimenti
  • L’esclusione di misure per la realizzazione di impianti domestici (potenza inferiore a 20 kWp), traino di una vera transizione energetica “dal basso”, risulta controcorrente rispetto agli obiettivi della SEN
  • L’assenza di misure a favore della distribuzione locale di energia autoprodotta (cd. sistemi di distribuzione chiusi) affinché produttori di energia p.e. in condomini possano distribuire ad altri inquilini l’energia rinnovabile prodotta appare assurda

Legambiente in una comunicazione chiede “al Ministro Calenda di aprire un confronto politico e un approfondimento con gli operatori del settore”.

Mercato fotovoltaico 2018: driver e proposte per uno sviluppo sostenibile

Fabio Sandrin

Fabio Sandrin (30) - Resp. Italia Milk the Sun e autore del blog Milk the Sun.

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