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Investire nel fotovoltaico in Italia


Il
fotovoltaico in Italia sta sperimentando una crescita continua. Anche se l’Italia ha cominciato relativamente tardi a sfruttare il suo enorme potenziale, gli obiettivi statali prefissati a maggio con il IV Conto Energia e le previsioni di investimento per i prossimi anni sono molto favorevoli per il settore.

Dopo la Germania l’Italia è ad oggi è la seconda potenza europea nel campo del fotovoltaico. Secondo il Global market outlook for photovoltaics until 2015 (EPIA) a fine 2010 nella Penisola erano stati connessi alla rete all’incirca 2,3 GWp a fronte dei 13 GWp dell’intera Unione europea. Secondo l’Ufficio Studi del GSE entro la fine del 2011 l’Italia raggiungerà un livello di potenza di 12 GWp con un numero di impianti che toccherà le 300.000 unità. È da prevedere che entro fine 2011 l’Italia divenga il primo mercato al mondo per potenza fotovoltaica installata. Federico Frattini,  ricercatore presso il Politecnico di Milano e membro di Energy & Strategy Group, ha sostenuto durante la conferenza The Solar Future che una tale crescita è destinata ancora ad aumentare: “Il nostro Paese continuerà a sperimentare tassi di crescita piuttosto consistenti, con una nuova potenza installata di circa 2-2,5 GWp nel 2012 e 2013 e di circa 1,5 GWp nel 2014, per una potenza cumulata intorno ai 17 GWp a quella data”.

Conviene investire nel settore fotovoltaico in Italia?

Alcuni si pongono quest’interrogativo, anche considerando l’incertezza economica degli ultimi tempi che ha reso instabili quelle forme di capitale che un tempo davano buone rendite come i titoli, azioni o altri investimenti di tipo finanziario. Dell’energia fotovoltaica si può dire con innanzitutto che indipendentemente dalla congiuntura economica, che è variabile, questa dispone della sicurezza che dà la disponibilità diretta della fonte primaria, il sole, che non è soggetta a crisi economiche.

Dal punto di vista delle politiche governative in Italia, come già accennato sopra, sono in atto incentivi statali per la produzione elettrica tramite modulo fotovoltaico regolamentati dal quarto Conto Energia (relativo al periodo 2011-2016), gestiti dal GSE (Gestore Servizio Elettrico). In sostanza l’elettricità generata dall’impianto fotovoltaico dà diritto a un incentivo su ogni kWh prodotto che viene erogato per 20 anni dal momento in cui l’impianto viene messo in esercizio. Con apparati speciali (inverter) si può immettere l’energia non solo in ambito domestico come unici utenti, ma anche direttamente nella rete di distribuzione vendendola a prezzi stabili, sovvenzionati dallo Stato. In tal modo il proprietario dell’impianto fotovoltaico percepisce mensilmente una somma costante.

Un’altra modalità di incentivo è lo scambio sul posto, possibile per impianti fino a 200 kWp. In questo caso la rete elettrica funziona come una sorta di accumulatore: l’energia in eccesso non utilizzata dal singolo viene immessa in rete, per poi prelevarla in un secondo momento per soddisfare i propri consumi.

Naturalmente il ricavo varia a seconda del tipo di montaggio e di pannello. Ci sono notevoli differenze tra montaggio a integrazione su tetto, integrazione in facciata, o impianto su terra, e tutto questo dipende a sua volta dalla grandezza dell’impianto. Se però il progetto è ben concepito, si calcola tempi di recupero dell’investimento inferiori ai dieci anni. Un impianto di medie dimensioni installato in Italia settentrionale, ad esempio, dà i suoi frutti già dopo 7-8 anni e lascia in ogni caso un saldo positivo.

Anche se è necessario analizzare ogni scelta nel suo caso specifico l’investimento nel fotovoltaico risulta in pratica conveniente sia per investitori privati che per le imprese. Se i parametri di costruzione e di utilizzo vengono calcolati e realizzati in maniera corretta, la redita di un capitale fotovoltaico diventa considerevole e le rendite si calcolano in Italia mediamente tra il 9 – 15 %.

Per quanto riguarda la prestazione negli anni di un impianto fotovoltaico è da considerare che la produzione di energia non si mantiene costante negli anni. Dopo i primi 10 anni la produzione elettrica si riduce del 5-10%, però dopo 25-30 anni il pannello, sottoposto a regolare manutenzione, produce ancora l’80-85% della corrente elettrica iniziale.

In Italia inoltre, secondo uno studio del professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova, nel 2013 sarà raggiunta la grid parity, termine che indica l’avvenuta parità del prezzo del KWh prodotto per autoconsumo con panelli solari con quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica (ENEL).

Un altro punto importante con implicazioni non solo etiche, ma anche economiche è che l’ utilizzo del fotovoltaico non pregiudica le risorse ambientali e climatiche.

Acquistando e producendo energia con il fotovoltaico si sostiene un sistema economico (la cosiddetta green economy) che non guarda solo ai vantaggi meramente lucrativi dell’immediato, ma anche alle conseguenze che il regime di produzione in questione può avere in futuro in campo ambientale. Innanzitutto durante il suo l’utilizzo (20-30 anni) un pannello solare non implica alcun rischio climatico o conseguenza negativa per la salute; l’energia solare infatti, a differenza delle fonti di energia tradizionali, è contraddistinta dalla totale assenza di emissioni inquinanti.

Le più grandi implicazioni ambientali nella “vita” di un impianto fotovoltaico concernono il suo smaltimento finale. Dato però che il boom della crescita del settore sta avvenendo in questi anni, si auspica che le aziende avranno un interesse diretto nel prossimo futuro a produrre pannelli solari con maggiore cura nel recupero dei materiali. Si potrebbero ad esempio mettere a disposizione incentivi per le case costruttrici di moduli fotovoltaici perché affinino ulteriormente le tecniche di costruzione in vista del successivo riciclaggio dei moduli.

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