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Energia solare in Bulgaria

Nonostante la Bulgaria abbia una radiazione annuale del proprio suolo molto favorevole, fino ad oggi il paese non poteva contarsi tra quelli con un’economia rilevante nel settore del fotovoltaico. Oggi il mercato solare bulgaro comincia a diventare più interessate per gli investitori, soprattutto stranieri. Con la revisione della legge del 2007 sulle fonti di energia rinnovabili e le biomasse sono stati superati alcuni ostacoli per lo sviluppo del settore, soprattutto perché le tariffe incentivanti, in confronto al resto d’Europa, sono relativamente alte.

La Zakon za vazobnovjaemite i alternativnite energijni iztochnici i biogorivata, la legge che regola gli incentivi alle fonti di energia rinnovabile, è entrata in vigore la prima volta il 19 giugno 2007 ed è stata rivista all’inizio del 2011. La legge stabilisce sovvenzioni a tutte le tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili; l’elettricità prodotta da fotovoltaico riceve incentivi a tariffa fissa per un periodo di 20 anni.

Le tariffe subiscono annualmente una riduzione in base ad una percentuale stabilita per legge. Al 30 giugno di ogni anno, infatti, le tariffe vengono ridefinite dall’autorità energetica preposta. La vecchia versione della legge stabiliva che la riduzione annua non superasse mai il 5%, nella nuova versione questo punto è stato eliminato

Le tariffe attuali sono state rese note il 20.06.2011 e sono applicabili a tutti quegli impianti che sono stati o verranno allacciati alla rete tra il 1. luglio 2011 e il 30. giugno 2012:

  • Impianti fino a 30 kWp su edifici e facciate ricevono 605,23 BGN/MWh; 309,45€/MWh
  • Impianti da 30 kWp a 200 kWp su edifici e facciate: 596,50 BGN/MWh; 304,99€/MWh
  • Impianti da 200 kWp a 1.000 kWp su edifici e faccaite: 583,77 BGN/MWh; 298,48€/MWh
  • Impianti fino a 30 kWp su terreno: 576,50 BGN/MWh; 294,76€/MWh
  • Impianti da 30 kWp a 200 kWp su terreno: 567,41 BGN/MWh; 290,11€/MWh
  • Impianti al di sopra dei 200 kWp su terreno: 485,60 BGN/MWh; 248,28€/MWh

Quanto manca al raggiungimento della grid parity?

L’industria delle energie rinnovabili affronta una difficile sfida nel tentare di persuadere governi e consumatori che, quando si tratta di produrre energia elettrica, il loro settore dovrebbe essere favorito rispetto all’industria dei combustibili fossili. Per realizzare quest’obiettivo in un periodo di instabilità economica come quello in cui ci troviamo, ci vorrebbero delle politiche coraggiose che mostrino la volontà dei governi di tenere in piedi, con finanziamenti e sovvenzioni, un’ industria nascente tanto promettente.

 

Il recente annuncio da parte del governo inglese di ridurre drasticamente le tariffe feed-in per riuscire a rilanciare l’industria solare nel Regno Unito ha causato costernazione in tutto il settore delle rinnovabili.

 

Certamente l’industria del solare avrebbe una vita molto più facile se potesse proclamare la grid parity: il momento cioè in cui l’elettricità prodotta costa quanto l’energia elettrica generata da combustibili fossili. Il momento previsto per l’avvenuta parità è, naturalmente, oggetto di molte speculazioni. I calcoli sono ancora più difficili se i governi continuano a mandare messaggi contraddittori al settore.

 

In Inghilterra, l’anno scorso, the Guardian ha ospitato un dibattito acceso tra George Monbiot e Jeremy Leggett di Solarcentury. Nel corso del dibattito, Leggett ha accettato la proposta di Monbiot che chiedeva di scommettere 100 sterline se la previsione di Leggett si fosse rivelata sbagliata e cioè che l’energia solare fotovoltaica per uso residenziale nel 2013 sarebbe stata più conveniente di quella elettrica “convenzionale”.

 

Un calcolo recente, ad esempio, predisse che il 2018 sarebbe stata la data più probabile per il raggiungimento della grid parity nelle nazioni con maggiore irradiamento solare del suolo.

 

(Fonte: the guardian, 17.11.2011)

 

La crisi finanziaria mette a rischio le prospettive climatiche mondiali

La spesa per affrontare il cambiamento climatico sarà probabilmente di 22 miliardi di dollari nei prossimi anni. Dato che i tagli coinvolgono molti paesi europei, uno studio finanziario ha previsto che si taglieranno almeno 45 miliardi se la crisi dell’euro si intensificherà ancora.

 

Nel frattempo, un sempre più ampio divario sta crescendo tra ciò che i paesi più poveri devono adattare ai cambiamenti climatici e la quantità di aiuti finanziari che i paesi ricchi stanno dando loro.

 

Queste valutazioni sono state consegnate in un rapporto che verrà presentato nel prossimo summit annuale delle Nazioni Unite sul clima globale, che si svolge a Durban, in Sud Africa, questo 28 novembre. I consulenti della Ernst & Young prevedono che saranno i paesi europei a subire il peso maggiore delle riduzioni di spesa, ma che tagli di notevoli dimensioni riguarderanno anche Stati Uniti e Giappone.

 

Tra le dieci economie prese in considerazione la più colpita a breve termine si prevede che sia la Spagna, dove le misure di austerità più dure potrebbero indurre il governo a spendere 5 miliardi di dollari in meno per il cambiamento climatico tra il 2011 e il 2015.

 

Le prime stime per quantificare le misure di austerità che verranno adottate in Europa lasciano immaginare che ci sarà un cambiamento di regime rispetto alle politiche climatiche. Misure come sussidi verdi, politiche sulle energie rinnovabili, tecnologie pulite e protezione dell’ambiente potrebbero scendere in basso nella lista delle priorità.

 

Il rapporto Ernst & Young arriva tra timori diffusi per quello che il summit di Durban significherà per il Protocollo di Kyoto, l’unico trattato giuridicamente vincolante sul clima globale. Il protocollo, lo ricordiamo, impegna i paesi a ridurre le emissioni di gas a effetto serra fino alla fine del prossimo anno e, finora, gli sforzi per concordare un secondo round di tagli hanno fallito tra amari disaccordi tra paesi ricchi e poveri su come condividere l’onere delle riduzioni.

 

Il vertice sul clima avverrà in condizioni che “non potrebbe essere più difficili”, ha detto Juan Costa  Climent, responsabile del cambiamento climatico globale e servizi di sostenibilità alla Ernst & Young, a suo avviso “I politici si recheranno a Durban sotto la tempesta dell’austerità fiscale, sotto l’attenzione mondiale per la tutela degli interessi nazionali e un diffuso scetticismo per la possibilità di trovare un successore giuridicamente vincolante al Protocollo di Kyoto”.

 

(Fonte: Financial Times, 17 novembre 2011)

 

Energia solare nel Regno Unito

Nel Regno Unito gli incentivi alle energie rinnovabili sono disciplinati da una combinazione tra incentivi a tariffa fissa di accumulo di energia (Feed-in Tariff) e da ordinamenti che stabiliscono le quote di energia rinnovabile prodotta tramite certificati verdi.

Per incentivare anche i piccoli impianti è stato introdotto nel 2010 un modello Feed-in, il coseddetto Feed-in Tariff Order, che garantisce a tutti gli impianti con una potenza fino a 50 MWp di ricevere una retribuzione a tariffa fissa per ogni kilowattora di elettricità immessa. Le tariffe vengono stabilite e modificate annualmente gestore di gas ed elettricità Ofgem.

La tariffa fissa Feed-in si applicaall’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici con potenza inferiore a 5 MWp per un periodo di 25 anni. Gli impianti con potenza superiore ricevono un incentivo sotto forma di quote, quelli con una potenza compresa tra 50 kWp e 50MWp possono scegliere tra entrambe le possibilità di incentivo.

Il modello delle quote (Renewable Obligation Order) si presenta sotto forma di commercio di certificati verdi che sono stati introdotti in Gran Bretagna nel 2002. La legge che regola i certificati obbliga il fornitore di energia elettrica a distribuire una quantità fissa di elettricità da fonti di energie rinnovabili. Per raggiungere la quota di energia „verde“ stabilita per legge, i fornitori di elettricità devono comprare una quantità fissa per legge di certificati verdi corrispondenti all’energia rinnovabile acquistata e mostrarli all’autorità competente (Ofgem). Se la quantità di energia verde prevista non viene raggiunta i distributori di energia sono sottoposti a sanzioni per ogni kilowattora non fornito. Perché una retribuzione sia garantita, gli impianti solari fotovoltaici devono aver ricevuto un’idoneità dall’Ofgem. Il procedimento per ottenerla varia a seconda della grandezza e della tipologia di energia prodotta.

Alla fine di ottobre 2011 il ministro dell’energia Gregory Barker ha espresso la sua intenzione di ridurre della metà le tariffe Feed-in. Si prevede che le nuove tariffe entrino in vigore dal 1. Aprile 2012. Barker considera questa riduzione necessaria per far fronte alla crescita enorme del numero di impianti installati nei mesi prima di ottobre 2011 e alla diminuzione del quasi 30% del prezzo degli impianti fotovoltaici (vedi: Articolo DECC).

Nella tabella seguente si possono leggere a confronto le tariffe in vigore da giugno 2011 e le tariffe future.

Potenza in kWp Tariffe attuali Nuove tariffe proposte
< 4 kWp (su nuovi edifici) 37,8 p/kWh (corrisp. a circa 0,44€) 21,0 p/kWh (corrisp. a circa 0,24€)
< 4 kWp (su edifici ristrutturati) 43,3 p/kWh (corrisp. a circa 0,51€) 21,0 p/kWh (corrisp. a circa 0,24€)
> 4 – 10 kWp 37,8 p/kWh (corrisp. a circa 0,44€) 16,8 p/kWh (corrisp. a circa 0,20€)
> 10 – 50 kWp 32,9 p/kWh (corrisp. a circa 0,38€) 15,2 p/kWh (corrisp. a circa 0,17€)
> 50 – 100 kWp 19,0 p/kWh (corrisp. a circa 0,22€) 12,9 p/kWh (corrisp. a circa 0,15€)
> 100 – 150 kWp 19,0 p/kWh (corrisp. a circa 0,22€) 12,9 p/kWh (corrisp. a circa 0,15€)
> 150 – 250 kWp 15,0 p/kWh (corrisp. a circa 0,17€) 12,9 p/kWh (corrisp. a circa 0,15€)
> 250 kWp – 5 MWp 8,5 p/kWh (corrisp. a circa 0,10€) 8,5 p/kWh (corrisp. a circa 0,10€)

 

Energia solare in Austria

Nel 2002 in Austria è stato varato l’Ökostromgesetz che regola gli incentivi all’elettricità prodotta da fonti di energia rinnovabili. Dopo alcune variazioni il testo ultimo della legge è l’Ökostromgesetz 2012, in vigore dal 7 luglio 2011.

Per il settore del fotovoltaico la legge garantisce l’elargizione di tariffe fisse per la produzione di elettricità da fonte solare per un periodo di 13 anni. L‘esatto importo degli incentivi varia a seconda della grandezza dell’impianto e tipo di installazione. Gli impianti si distinguono in due gruppi: quelli sugli edifici e quelli su pareti d’isolamento acustico o impianti su terreni. I proprietari di impianti con un intervallo di potenza tra 5 kWp a 500 kWp hanno il diritto a firmare un contratto con l’acquirente statale di elettricità (Ökostromabwicklungsstelle – OeMAG) che garantisce tariffe fisse per chilowattora. Questo rivende l’elettricità ai fornitori di energetici, i quali devono comprare l’elettricità a un prezzo stabilito per legge al di sopra del prezzo di mercato dell’elettricità tradizionale.

In Austria è previsto un limite massimo di incentivo. Nel 2011 era di 2,1 milioni di euro, con la nuova versione della legge è stato fissato a 8 milioni. Per l’erogazione degli incentivi vale il detto “chi primo arriva, meglio alloggia“, ciò significa che prima viene fatta richiesta, più probabile è ricevere per tempo l’erogazione dell’incentivo. Gli interessati a ricevere gli incentivi devono tenere in conto, infatti, che in Austria si deve essere registrati su una lista d‘attesa che può arrivare fino al 2025. Per sfoltire questa lista, la legge del 2012 prevede una classificazione delle tariffe incentivanti a seconda degli anni. Le tariffe dell’anno in cui è stata fatta domanda di incentivo si trova nella lista dell’OeMAG.

La tabella seguente mostra l’ammontare delle tariffe rispetto agli anni:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Fonte: Photovoltaic Austria Federal Association)

La riduzione massima delle tariffe per impianti che sono stati messi in lista nel 2015 oscilla tra il 22,5% e il 17,5%.
Per la soppressione della lista d‘attesa è previsto un budget di 28 milioni di euro.

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